Buongiorno a tutti,
da questo quadrimestre (febbraio 2009), presso l'Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, inzierò un nuovo corso di perfezionamento dedicato a chi ha terminato il ciclo completo, fino al Superiore2 o il 5°anno dell'EOI.
Paolo Gravela
Mia nonna ha deciso di ammalarsi il 4 dicembre di 1978. Semplicemente ha preso la decisione consapevole e meditata di restare invalida per sempre. Cosicché un bel giorno si è seduta nella poltrona di casa e non ha camminato mai più. Benché il medico insistesse che le sue gambe erano in perfettissimo stato, appena un mese dopo di aver compiuto i 68 anni, mia nonna è diventata per propria volontà un’invalida.
Ed è così che la ricordo io, seduta. Gli ultimi vent’anni della sua esistenza li ha passati prostrata in una poltrona ricoperta di velluto marrone, vicino al balcone, da dove poteva osservare la strada per ore, lo sguardo assente e gli occhi vitrei di anziana. Non so se guardasse la strada oppure oltre i palazzi che si scorgevano in lontananza. Forse non guardava niente e si limitava a vagare per il suo mondo immaginario, chissà se più gradevole di quello che la circondava.
In vita mia, mia nonna è stata una sagoma silenziosa, sempre immobile in un angolo del salotto. Non parlava molto ma quando lo faceva, potevi percepire dal tono fermo e dai suoi gesti decisi un indizio della donna di fortissimo carattere che senza dubbio era stata nella gioventù. Anche se di solito una donna dolce e tranquilla, la nonna poteva fulminare con lo sguardo chiunque la contrariasse, e mio padre diceva spesso che da piccolo aveva visto più di una volta le pantofole attraversare la stanza volando in uno dei suoi accessi di furia. Lei negava irritata con la testa e si arrabbiava tantissimo che a volte credevo che sarebbe stata capace di alzarsi e camminare come Lazzaro per colpirlo.
Tuttavia, bastava domandarle dell’epoca di fidanzamento con mio nonno e allora mostrava un sorriso birichino e gli occhi, piccolissimi e quasi senza ciglia, sembravano recuperare parte dello splendore perduto nella vecchiaia, di modo che potevi intuire l’adolescente civettuola e sfacciata ch’era stata.
Sono passati 15 anni dalla sua morte e penso a lei molto di rado. Ricordo che sentiva autentica paura della morte però la fortuna ha voluto che la nonna se ne sia andata dolcemente e senza dolore. Una notte di ottobre è andata a letto e non si è svegliata più. Vista la incredibile testardaggine che ha dimostrato in certi momenti della sua vita, comincio a pensare che nello stesso modo che aveva scelto di ammalarsi, ha preso anche la decisione, consapevole e meditata, di morire. E così come si è stufata di camminare e si è seduta per sempre in una poltrona, anche un giorno si è stufata di vivere e ha deciso di andare via.
E vediamo chi avrebbe avuto il coraggio di darle torto!
NORMA – SUP. 2
BUONGIORNO,
DIAMO INIZIO A UNA NUOVA STAGIONE DI LEZIONEZERO, IL BLOG DEI CORSI SUPERIORI DELL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BARCELLONA.
p.
Se entri nella piazza della Santissima Annunziata, arrivando da Via dei Servi, devi guardare alla tua destra, in alto, e la vedrai. È la piccola finestra, proprio quella più attaccata al muro, nel secondo piano. È sempre aperta. Inverno e estate, giorno e notte...dopo più di due secoli, quella finestrella è aperta. Sempre. Quando Caterina era soltanto una bambina, spesso attraversava la piazza con sua madre per visitare i cugini. In quei tempi, c’era una vecchia gelateria mobile vicino alla chiesa e quando Caterina chiedeva un gelato, sua madre le diceva sempre lo stesso: “quando quella finestrella lì sarà chiusa, te lo comprerò”. A 5 anni, si accontentava di questa risposta e ogni mercoledì, mentre passava attraverso la piazza, afferrata alla mano di sua mamma, guardava costantemente speranzosa a destra, in alto.
Non molti anni più tardi, anche lei imparò la leggenda intorno alla finestra aperta, una storia ben conosciuta da tutti in città e che perfino i bambini l’hanno ascoltata raccontare alle loro nonne. Quanto a me, l’ho conosciuta due mesi fa. Mi è stata per l’appunto raccontata da Caterina che, dato il suo carattere un po’fantasioso, non mi ha risparmiato nessun dettaglio; anzi, direi che ha aggiunto alcuni particolari frutto della sua immaginazione. Con un’aria misteriosa, ha iniziato il suo racconto...
Dicono che molti anni fa, una bellissima fanciulla sposò un cavaliere della famiglia Grifoni, che abitava questo bel palazzo. Poco tempo dopo il matrimonio, la felicità dei novelli sposi fu purtroppo perturbata: lui fu chiamato alla guerra e la giovane ragazza dovette congedarsi dal suo amato cavaliere. Passarono i mesi e, malgrado non avesse ricevuto notizie del marito, lei continuò a guardare ansiosa attraverso la finestra, aspettando di vederlo entrare trionfante nella piazza . Passarono gli anni ma lo sposo non ritornò. Non rassegnandosi alla sua assenza, lei continuò, fino alla morte, ad aspettare.
Il giorno dopo il decesso della donna, si dice che qualcuno volle chiudere la finestra. All’improvviso, gli oggetti della stanza cominciarono a spostarsi violentemente, i libri caddero dagli scaffali e un’aria fredda avvolse tutti i presenti. Pare che quando quella fu riaperta, la stanza ritornò immediatamente alla tranquilla normalità. E mai più è stata chiusa: né giorno né notte. Da quando ero una bambina, l’ho vista sempre uguale. E mia mamma dice che lei non ricorda di averla vista mai chiusa...
Commossa dall’appassionante narrazione di Caterina, ho alzato gli occhi verso destra, in alto, e ho cercato di immaginare la stanza dove una povera ragazza di 17 anni aveva sprecato la sua gioventù e dove, alla fine, aveva trovato la morte. Comunque, siccome la mia amica è troppo fantasiosa e talmente attratta dai misteri, non ho mica creduto alle sue parole. Ho addirittura pensato che avesse inventato la metà della storia, dunque ho dimenticato tutto sulla famiglia Grifoni, la piazza e la finestrella...
Fino ad oggi. Stasera, mentre cercavo su internet un po’ d’informazione sulla città, mi sono imbattuta in una pagina sui segreti, leggende e luoghi nascosti di Firenze. Tra storie su Bianca Capello e sul corridoio vasariano dei Medici, certe parole hanno richiamato la mia attenzione... finestra aperta... Santissima Annunziata...Dopo aver letto alcuni brani, non ho potuto evitare un sorriso pensando a Caterina e ricordando i suoi occhi luccicanti mentre raccontava le romantiche leggende che tanto le piacciono.
Norma
Dal film Le mani sulla città di Francesco Rosi (1963)
E arrivò una macchina blu e scese un uomo e appena lo vidi in faccia capii che casa mia non sarebbe più stata il più bel posto del paese.
(Stefano Benni, La casa bella da L'ultima lacrima, 1994)
L’uomo era grasso, l’uomo più grasso che avessi mai visto, vestiva con una giacca nera ed un capello nero, fumava un sigaro avano ed era accompagnato da una ragazza grassa e bionda, cosi bionda che non sapevo se i suoi capelli erano biondi o bianchi... Entrambi erano accompagnati d’un cane con gli occhi che brillavano come diamanti.
L’uomo grasso cominciò ad urlare come impazzito ed a fare delle domande a quelli che erano arrivati prima di lui, per chiedere perchè la casa bella nella valle più bella non si fosse ancora resa piu bella e che i restauri dovevano finire il più presto possibile. All’improvviso una decina di elicotteri grandiosi che facevano un rumore spaventoso, quasi come se la terra tremasse, apparvero nel cielo e cominciarono a buttar giù polvere d’oro dappertutto e quando tutta la valle fu coperta d’oro, altri due elicotteri apparvero e buttarono centinaia di diamanti, grandi come rocce, mentre due camion come quelli dei vigili del fuoco cominciarono a spargere argento liquido dentro il piccolo ruscello che attraversava la valle più bella.
Quando ebbero finito e trasformato la mia valle in questa enormissima Tiffany, decine di bellissimi impiegati continuarono a restaurare la casa secondo uno stile piuttosto francese, come un piccolo palazzo di Versailles di color rosa, con le finestre gialle ed il tetto blu. Gli alberi furono tutti dipinti in rosso e dai rami pendevono smeraldi. Nel cielo alcune nuvole – che non erano apparse fino a quel giorno - furono create con del cotone bianco e da queste nuvole sgorgavano gocce di argento liquido.
Ma all’improviso il gallo aveva finito di cantare come al solito, infatti usciva dal suo becco la musica più dolce che avessi mai ascoltato. Avevano anche dipinto le galline in un rosa pallido e le obbligavano a rispondere al gallo come in un coro, mentre i maiali ormai puliti e dipinti di bianco, ballavano e brillavano, come il ghiaccio brilla in una giornata di sole.
Tutto era irreale, come in un racconto di fate... Ma poi tutto cambiò. Un bel mattino, dopo aver finito il lavoro di pubblicità, tutti i creativi pubblicitari, arrivati per trasformare la valle più bella, se ne andarono, lasciando mio padre ed io nella casa che fu la più bella di una valle che era stata la più bella e che ora non lo era più... Mio padre non aveva più passeri da spaventare, gli uccelli erano andati via dalla valle, perchè non c’era piu niente da mangiare. Dopo qualche giorno tutti gli animali e le piante morirono perchè non era rimasto più niente da mangiare né da bere.
................................. Ma che era successo? Erano già le sette di mattina, mi sono svegliato cadendo dal letto mentre gridavo. Mio padre è venuto di corsa e mi ha chiesto che cosa succedeva, .... Io piangevo perché non sapevo ancora che in realtà tutto era un sogno, un brutto sogno. Fatta la doccia e ormai completamente sveglio, ho guardato dalla finestra per controllare se tutto rimaneva come il giorno prima.... E sì, per il momento abitavamo ancora nella valle più bella e nella casa più bella che avessi mai potuto immaginarmi.
Giovanni

Sto terminando una poesia in una lingua che non è la mia
sto scrivendo dei versi in italiano
sto preparando un discorso senza lacrime nei miei occhi
sto sistemando gli argomenti del cuore.
Sto lavorando per convincerti
sto leggendo tutte le belle parole che voglio recitarti
sto apprezzando il sorriso delle tue labbra
sto incrociando le dita perchè sia reale.
Sto dormendo un sonno meraviglioso
sto uscendo dal buio
sto risparmiando la tua luce.
Sto guardando l'autunno del nostro prossimo anno
sto trattenendo il respiro perchè non lo immagino
sto cercando di smettere e, semplicemente, viverlo.
Un bacio grande a chi mi sta leggendo, ora.
Giuseppe
Andare in vacanza in paesi lontani, andare in bicicletta con mio padre e la mia amica di cuore, escursioni di un giorno con la mia famiglia, raccolta di frutta dai campi di una fattoria, giocare nel mio giardino durante le sere calde della vacanza scolastica ed il profumo del cibo barbecue che riempiva i giardini dei miei vicini. Per me tutte queste esperienze fanno parte dei miei ricordi più belli dell’estate quando ero ancora una bambina.
In Inghilterra abito in una tipica casa bifamiliare, ovvero una grande casa divisa in due. Dall’altro lato dei nostri muri abita la famiglia di una delle mie amiche. All’inizio di ogni mattina della vacanza scolastica, i nostri padri rimuovevano alcuni dei recinti di legno che dividono i nostri giardini e così noi bambine (io, le mie sorelline, la mia amica e la sua sorellina) potevamo giocare in qualsiasi dei due giardini. I nostri giochi erano molto creativi, per esempio preparavamo delle ‘torte’ fatte da acqua, terra, foglie e boccioli, salvavamo i pulcini che erano caduti dai loro nidi negli alberi e cercavamo le rane ed i rospi che si nascondevano tra i fiori e le piante per creare uno zoo. Altri giorni, quando faceva molto caldo ci sedevamo nella mia piscina per bambini mentre mangiavamo dei gelati alla fragola.
Una notte particolarmente calda-umida i genitori della mia amichetta ci hanno invitato a cenare da loro. Dopo aver cenato c’era ancora un po’ di luce fuori e perciò mentre i nostri genitori bevevano il tè e parlavano delle cose che solo interessano i grandi, noi bambine siamo andate nel giardino per divertirci. Prima di uscire e non mi chiedere la ragione perché, ma abbiamo deciso di metterci i pigiami per fare i giochi più divertenti. Il primo gioco che abbiamo fatto era vedere quante persone potevano stare bene sull’altalena fatta da un copertone che pendeva da un salice. Poi la mia amica ha scoperto un nuovo gioco, forse un po’ pericoloso ma comunque divertente. C’era ancora la sua piccola piscina per bambini e secondo la mia amica dovevamo tentare di saltare oltre la piscina. “Molto facile ragazze” ha detto. “Se è così facile va’ tu prima.” Ho risposto con un tono di paura dato che quella stessa mattina mia mamma mi aveva fatto le treccine e sapevo che se io fossi caduta nell’acqua non sarebbe stata contenta. Dunque, la mia amica ha saltato oltre la piscina senza problemi, subito dopo l’ho provato senza risultati disastrosi. Poi è successo il grande disastro quando mia sorella faceva il suo turno. Invece di saltare oltre la piscina per bambini, ha saltato nella piscina e si è bagnata tutta il suo pigiama e i capelli. Prima abbiamo riso tantissimo, anche mia sorella, ma alla fine quando i nostri genitori sono entrati nel giardino, nessuno rideva più. I nostri genitori ci hanno rimproverato e mi hanno detto che siccome ero la più grande di tutte non dovevo fare cose stupide. Comunque quando siamo tornati a casa i miei genitori hanno riso un po’ ma ci hanno messo in guardia contro quel tipo di giochi. Adesso le notti estive hanno ancora il profumo di cibo barbecue però le ragazze della piscina per bambini non preparano più delle ‘torte’ fatte da acqua, terra, foglie e boccioli.
Abigail Cummings
Caro diario,
Penso che sia già arrivato il momento di fare questa confessione dopo tanti anni di silenzio.
Nel mese di marzo, a scuola, cominciavamo a preparare la festa di Sant Jordi. Ogni anno si organizzavano i Jocs Florals per continuare una tradizione catalana nata nel Medioevo e ripresa nel XIX secolo. Noi, gli alunni, dovevamo scrivere una poesia perché in origine i Jocs Florals erano soltanto un agone poetico.
Siccome io non ero molto brava con le poesie, chiesi a mia madre di aiutarmi... Non pensare male di me, per favore, te lo chiedo. Mi dirai come può essere possibile che io non sapessi scrivere delle poesie, neanche delle stupidaggini. Sai come sono (letterariamente un po’ prosaica) e, prima di scrivere qualsiasi cose senza nessun senso o di scrivere qualcosa di ridicolo, preferisco non scrivere niente. La poesia, mi piaceva e ancora mi piace leggerne, ma a 9 anni non avevo la capacità di scriverne. Neanche adesso ce l’ho. Mi manca un po’ d’ispirazione e grazia.
Mia madre accettò volentieri di aiutarmi e fissammo che quel sabato, dopo pranzo, avremmo scritto insieme la poesia. Ma, dopo pranzo, lei rigovernò i piatti nella cucina, per cui io guardai un film alla televisione come d’abitudine. Quando lei finì, mi disse di cominciare il nostro lavoro, ma io non volli perché stavo guardando il film. Quindi, io pensai che lei avrebbe continuato a fare le sue cose.
Intanto, io guardavo il film e, quando è finito, sono andata a trovare mia madre. La rincontrai nella mia camera... e stava scrivendo una poesia, praticamente l’aveva già finita. Gli mancavano le due ultime strofe che scrivemmo insieme, anche se fu lei chi ebbe le grande idee. Leggemmo la poesia e, secondo me, era già perfetta per adempiere i compiti. Ed ero sicura che non sarebbe successo niente: la poesia non sarebbe stata scelta.
Il lunedì seguente diedi all’insegnante la mia poesia. Ed arrivarono i Jocs Florals e vinsi un secondo o terzo premio. Mi sentii un po’ male perché non ero stata io chi aveva scritto quella poesia: dunque non era completamente onesto che io ricevessi quel premio. Ma, neanche potevo dire che io non l’avevo scritta. E nonostante il mio segreto, la festa continuò come doveva continuare, come se io fossi la vera vincitrice del premio.
Nessuno seppe mai la verità: soltanto io e mia madre. Ma è giusto che adesso lo dica... almeno questa volta sarò onesta... perché è un segreto che ho avuto sempre in mente. Perciò ho provato a rimediarlo con dei buoni e belli atti verso gli altri.
Montse
Finalmente ho deciso di cominciare a scrivere un diario perchè non vorrei dimenticare le cose più importanti che mi sono accadute.
Sono stata portata in questa casa tanti anni fa e da quel giorno abito in questa camera, che appartiene a una ragazza che mi ha sempre trattata come se fossi sua sorella, anche se è vero che negli ultimi anni mi sento un po’ sola...
Il primo ricordo che mi viene in mente è che il giorno dopo di quello in cui sono arrivata, la bambina, che in quel momento aveva tre anni, doveva andare a una scuola nuova. Lei era molto nervosa e, benché ci fossimo appena conosciute, rimanemmo sveglie a parlare fino a molto tardi.
Il giorno dopo fu molto lungo; la bambina si svegliò presto ed io rimasi lì ad aspettare tutta la giornata fino a quando non rientrò. La prima cosa che fece fu lanciarsi sopra il letto, mi prese e mi abbracciò, e poi si mise a piangere.
Era stato un giorno orribile; quando arrivò a scuola, una signora la accompagnò fino alla sua aula; lì vide un bambino che le indicò una sedia libera. Appena si sedette, l’insegnante entrò e cominciò a parlare.
La bambina si sorprese molto perchè non poteva capire niente di quello che l’insegnante stava spiegando; poco dopo scoprì che non poteva neanche capire gli altri alunni.
Dopo alcune ore uscirono tutti in cortile e lei rimase da sola in un angolo; l’insegnante si approssimò per chiederle se c’era qualche problema e lei le disse che non poteva capire nessuno; l’insegnante, sorpresa, chiese alla bambina se solo parlava quella lingua; la bambina disse di sì e l’insegnante le spiegò che in quella regione si parlavano due lingue diverse e che alcuni degli altri alunni le parlavano tutte e due. Le disse di non preoccuparsi, perchè in pochi giorni sarebbe stata capace di parlare bene le due lingue, già che erano molto simili.
Infatti, pochi giorni dopo, la bambina cominciò a capirsi con i compagni e cominciò a imparare l’altra lingua, che adesso può parlare perfettamente.
RAQUEL

La notte del 16 marzo (domenica) me ne sono andata a letto un po’ tardi perchè sono ritornata a casa all’una di notte, dopo essere andata a cena con i miei amici.
Prima di andare a letto ho messo la sveglia del mio cellullare alle 8 come ogni giorno della settimana, per arrivare in ufficio alle 9.30.
La mattina del 17 marzo, é suonata la sveglia e mi sono alzata, ma ho notato qualcosa di strano nel suono della sveglia. Era il suono di una sveglia che avevo avuto quando ero più giovanne... E dove era il mio telefonino? Non lo trovavo, no c’era sul tavolino dove l’avevo lasciato la notte scorsa.
Di solito, la prima cosa che faccio tutti i giorni della settimana é accendere la TV. Ma,questa volta l’ho dovuto fare con le mie dita perché non ho incontrato il telecomando. Siccome ero un po’ addormentata non mi sono resa conto che non c’era più la mia tele al plasma nel salotto. Invece c’era una TV antica, di quelle che occupavano tanto spazio nelle case, cosí rotonde davanti e di dietro, come una palla (che brutte che erano!). Ricordo che la cosa che mi colpì di più fu di rivedere Jesus Hermida. Oddio, pensavo che quell’uomo fosse già in pensione. Ma, quanti anni doveva avere?
Dopo, sono andata a cercare il giornale. La cosa che mi ha sorpresa di più è stata che il giornale non aveva la stessa copertina: era molto diversa e quando ho visto il giorno, sono rimasta senza parole. La data era del 1985. Incredibile!!
Ero completamente sconvolta, non riuscivo a capire cosa mi accadeva.
Ho indossato il mio vestito per andare al lavoro. Quando sono uscita in strada, non ho trovato l’autobus che prendevo ogni giorno (il numero trentatre) e neanche la gente che di solito frequenta quella fermata dell’autobus.
Tutto era molto strano e misterioso. La gente vestiva in modo diverso da me.
Ma, questa non é la cosa che mi ha colpito di più perché i vestiti non erano cosí diversi da quelli che abbiamo noi adesso.
Quello che erano diverse erano le macchine. C’erano tante SEAT IBIZA e PEUGEOT 205 dovunque... Chiaro! la Peugeot 205 era stata la machina dell’anno 1985.
Ho cominciato a leggere il giornale mentre andavo in autobus. Nella prima pagina c’era la notizia: ‘’La Spagna firmerà il trattato per far parte della CEE (Comunità Economica Europea) nel prossimo Giugno del 1985’ Nel 1985 dirigeva il nostro paese Felipe Gonzalez (del partito socialista spagnolo). E grazie a lui, il nostro paese cominció a fare parte della CEE. Fu un grandissimo evento per noi, perchè significava l’apertura totale all’estero e l’avvicinamento all’Europa moderna.
Poi, durante il percorso in autobus, non si sentiva nessun telefonino, né ne vedevo nessuno. Incredibile. Questo non era normale...
La musica che suonava nell’autobus mi ricordava la mia infanzia. C’era una canzone di Alaska che si chiamava ‘Bailando’. Questa canzone era dell’anno 1982. Era stata e continuava ad essere molto famosa e popolare in Spagna. ‘Alaska y los Pegamoides’ cominciarono a fare musica nel 1979 e da questo anno ebbero molto successo.
Dopo la canzone di Alaska ho sentito una canzone di ‘Objetivo Birmania’ chiamata: ‘Baila para mi’. Questa canzone era in tutte le ‘top ten’ di quell’epoca, era cosí famosa come ‘LIKE A VIRGIN’ di Madonna.
Quando sono scesa dall’autobus, ho visto un cartellone che annunciava un film di Almodovar, si chiamava : ¿Que he hecho yo para merecer esto? (in italiano credo che potrebbe essere: Cosa ho fatto io, per meritare questo?). L’attrice protagonista era Carmen Maura. Era molto giovane. La potevo appena riconoscere io. Nel film c’erano anche: Chus Lampreave, Javier Gurruchaga e Veronica Forqué.
Il film parlava delle miserie della vita di una casalinga.
Quando sono arrivata al mio lavoro, mi sono resa conto che non esisteva il mio ufficio. Perché la mia ditta, che gestice fondi di risparmio non aveva ancora lanciato questi prodotti sul mercato. Infatti, erano molto recenti in Spagna e fino l’anno 1991 non hanno cominciato ad avere successo. La mia ditta fu fondata nel Novembre 1985. Siccome non avevo niente da fare, me ne sono andata a fare la spesa e per pagare quello che avevo comperato ho dato la mia carta di credito al commesso della cassa, ma il commesso mi ha detto che non sapeva cosa fosse quella cartina di colore giallo, che ne aveva sentito parlare un po’, ma che la sua ditta ancora non aveva introdotto questo nuovo meccanismo elettronico per pagare le spese.
Dopo tutto questo, ho deciso di ritornare a casa perché avevo compiti da fare per il corso di italiano. Dovevo scrivere una storia e dovevo aiutarmi con informazioni cercate su internet.
Ma, cavolo, non trovavo il mio laptop. Dov’era? Invece ho trovato un vecchio computer molto grande, con quello schermo grandissimo e tondissimo!
Completamente disperata per tutto questo, me ne sono andata a letto per dimenticare tutte le esperienze strane che avevo vissuto in questa giornata cosí particolare.
Carmen